Lunedì, 06 Set 2010
 
 
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così non va

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GIU' LE MANI DALL'ACQUA! PDF Stampa E-mail
Scritto da Tiziana Bonora   
Sabato 07 Agosto 2010 09:38

Perchè l' acqua non diventi proprietà privata, ma un bene di tutti, da gestire collettivamente, "Diritto di Tutti" e Strumento di Pace.

"L'acqua è vita, dono di Dio. Tutte le culture che hanno popolato la terra hanno sempre attribuito all'acqua l'origine della vita, conferendole un grande valore simbolico legato alla fertilità. La mitologia è ricca di divinità, miti, leggende, luoghi sacri riconducibili all'acqua e alla sua centralità nella vita dell'uomo.L'acqua grande madre, acqua che purifica, che feconda, che guarisce, che rigenera.Nel Corano “l'acqua non si può vendere, ma solo donare”Francesco l'ha chiamata “sorella”Dio chiede a Caino :”Dov'è tuo fratello”? E questi risponde:”Sono forse il custode di mio fratello?”A  ognuno di noi è affidato l'altro, la vita e la natura intera.All'umanità del XXI secolo cosa resta di tutto questo? Siamo lontani dalla poesia dell'acqua, dal senso della sua sacralità. Dovremmo riscoprirne il valore profondo che parte da una cultura ancestrale, da un sentire interiore...invece, per non averla rispettata e a causa della nostra ingordigia, ne abbiamo fatto uno strumento di potere, una merce su cui fare profitto e ci troviamo a fare i conti con la sete, creando ingiustizie, sofferenze  e disuguaglianze senza precedenti nella storia.Da anni svolgo attività nelle scuole per sviluppare nelle future generazioni questa cultura dell’acqua e la conseguente responsabilità personale e collettiva.  Il nostro Pianeta è costituito dal 70% di acqua ma solo l’ 1,5% è acqua dolce e peraltro questa non è distribuita inmodo omogeneo su di esso. Si pensi che il 60% delle fonti è localizzato in soli 9 paesi(tra cui Stati Uniti, Russia, Canada, Brasile e Indonesia); mentre altri 80 paesi (cheraggruppano il 40% della popolazione mondiale) subiscono una situazione di gravepenuria idrica.Il Rapporto sullo sviluppo umano dell'ONU  del 2006 dal titolo “Povertà e crisi mondiale dell'acqua” descriveva una situazione già allora allarmante: circa un miliardo e mezzo di persone non hanno accesso all’acqua potabile.Ogni giorno circa 30.000 persone, prevalentemente donne e bambini,muoiono a causa di malattie generate dall’acqua infetta. Una situazione non dissimile da quella che c'era in Europa all'inizio del secolo, da risolvere soprattutto con investimenti pubblici.Dove viene erogata acqua potabile, la mortalità infantile è diminuita del 20% e dove sono state costruite fosse biologiche, è diminuita del 30%.18 milioni di minori (bambine e ragazze) non hanno possibilità di accedere all'istruzione perché hanno il compito di portare l'acqua nei villaggi, nelle baracche. Ho visto personalmente comunità indigene in Centro America  morire a causa dell'acqua inquinata dalle piantagioni intensive e chimicizzate di mais e banane e costrette  ad attingere l'acqua fino a 30 km per trovarla non contaminata. Chi vive nella bidonville di Soweto, se non vuole veder morire i propri figli di diarrea, come quel milione e 800mila bambini che ogni anno muoiono in questo modo in questo nostro mondo, deve comperare il “boccione” di Bonacqua della Coca Cola che incide del 20-30% del suo reddito disperato mentre dall'altro lato della stessa strada , dietro un muro elettrificato con scritto “risposta armata” l'acqua scorre, innaffia odiosi prati all'inglese, campi da golf e cricket , piscine e giochi d'acqua per bambinoni bianchi di 40-50 anni.  Sempre più nel mondo si generano conflitti tra stati e/o tra comunità per l’accaparramento di questa risorsa così essenziale alla vita e si prevede che  le situazioni di crisi potrebberonotevolmente aumentare fino a destabilizzare intere aree geografiche.  Dovrebbe suscitare indignazione profonda constatare che l’ostacolo principale allarealizzazione del Diritto Umano all’Acqua non risiede nell’assenza nénell’inadeguatezza delle risorse finanziarie, né delle tecnologie. Questeesistono. Ciò che manca è la volontà politica e le scelte economiche e socialicorrispondenti. Diritto o bisogno?Se l'acqua non è più un diritto ma una merce, un affare di pochi, diventa un bisogno che ognuno si deve soddisfare da solo.Tra gli obiettivi del millennio, sempre rimandati, quello di portare l'acqua potabile alla metà della popolazione prevedeva fondi di 10 miliardi di euro l'anno: neanche la metà di quanto spendiamo in acque minerali. Meno della spesa che destiniamo a guerre e guerriglie in 5 giorni. Resterà nuovamente l'ennesimo impegno tradito Le ONG di cooperazione allo sviluppo insieme a numerosi missionari sono gli unici soggetti che se ne occupano in modo serio. 
Abbiamo trasformato l’acqua in  un bene economico, una merce, il cui accesso viene regolato dal mercato e quotato in borsa come il petrolio. La nuova legge obbliga i comuni a privatizzare entro il 2011: espropria il pubblico dalla gestione del bene comune collettivo più vitale ed importante. Dalla sua emanazione, i titoli legati all'acqua  stanno salendo vertiginosamente.    L’ACQUA È VITA, E COME TALE È SACRA La raccolta firme per indire il referendum popolare, totalmente trasversale, promosso dal Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, firmato già da molti vescovi, ha proposto di abrogare tre articoli di legge che prevedono la privatizzazione. (1)Sono state raccolte oltre  1.400.00 mila firme autenticate e valide.

Ultimo aggiornamento Domenica 22 Agosto 2010 10:52
 
NE VEDREMO DELLE BELLE PDF Stampa E-mail
Scritto da Angela Fedi   
Martedì 03 Agosto 2010 17:53

Magari non sempre belle, ma, finalmente, le vedremo.

Viviamo in uno strano periodo storico, in cui la politica, da un lato, assomiglia sempre più ad un (e si fa sempre più nei) talk show, e dunque necessita di star e di pubblico, e, dall’altro, essa si rinchiude in cricche basate su poteri decisionali ed economici che ribaltano il senso della politica come res publica (“cosa pubblica”, dunque di tutti), in affare di pochi, “cosa loro”.

Nel caldo agosto vacanziero la politica finalese ha compiuto una scelta importante: lunedì 2, infatti, la preposta commissione consigliare ha stabilito all’unanimità che i consigli comunali di Finale verranno trasmessi via web.

Riteniamo che mettere a disposizione dei cittadini la trasmissione dei consigli comunali sia un gran bel passo nella direzione che auspichiamo da tempo, quella della costruzione di una comunità competente e critica.

Certo, poter assistere ai consigli comunali in diretta sul proprio computer (vicini o lontani da Finale) o estrarne alcuni frammenti dal web nei giorni successivi può essere catalogato come una forma iniziale (potremmo dire embrionale) di partecipazione, ma riteniamo che sia un passaggio importante da diversi punti di vista.

Intanto, anni fa esisteva una tv che trasmetteva in bianco e nero i consigli comunali. Sembrava dunque piuttosto anacronistico non poter mostrare le adunanze comunali ai cittadini ora che le tecnologie consentono ben altro che quelle trasmissioni poco colorate ed a telecamera fissa.

Soprattutto, l’informazione è solo l’inizio della partecipazione, però da lì dobbiamo partire. Certo non ci accontenteremo, ma informazioni e trasparenza sono due ingredienti fondamentali per poter decidere di partecipare, successivamente, criticando, sostenendo, proponendo.

Infine, al di là delle informazioni tecniche – che a tratti potranno sembrarci noiose o incomprensibili – e delle scelte che vengono discusse in consiglio comunale – che non sempre ci sembreranno decisive per il futuro delle nostra città – noi cittadini avremo la possibilità di capire meglio cos’è e come funziona un consiglio comunale, e di osservare i comportamenti dei nostri amministratori, la loro attenzione ai temi e ai colleghi, i toni e il linguaggio che usano per argomentare le loro posizioni e quelle di chi la pensa diversamente, e farci così un’idea delle persone che prendono le decisioni che, non ci stancheremo mai di dirlo, ricadono su noi tutti.

Insomma, l’invito è ad usare questo strumento per aumentare le nostre competenze critiche e di cittadinanza. Buona visione - e buona partecipazione - a tutti!

Ultimo aggiornamento Martedì 03 Agosto 2010 18:02
 
la spiaggia vietata PDF Stampa E-mail
Scritto da Simona Simonetti   
Martedì 27 Luglio 2010 21:25

Art. 1, comma 251, legge 296/2006 è fatto "obbligo per i titolari delle concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l'area ricompresa nella concessione, anche al fine della balneazione."
QUESTA È LA NORMA APPROVATA DAL PARLAMENTO ITALIANO SU PROPOSTA DEI GRUPPI PARLAMENTARI VERDI.

Sembra chiaro no? l' accesso al mare deve essere libero.

Invece riporto qui di seguito una lettera di protesta (firmata) che riguarda niente meno che una spiaggia amministrata dal comune (!) in cui è stato vietato l' accesso al mare. Veramente inqualificabile.

La norma del libero accesso alle spiaggie è sempre stata controversa, perchè le capitanerie di porto non ne chiedono il rispetto. Però che anche in una spiaggia amministrata dal comune l' accesso al mare sia vietato...

Desidererei segnalare un accadimento che va a violare la legge finanziaria 2007, articolo 1, comma 251, relativo all'accesso al mare in quanto bene pubblico.
Domenica 18 Luglio c.a. alle ore 12.30 circa sono giunto con la mia moto al parcheggio destinato ai motocicli della spiaggia di Malpasso (SV).
Dopo aver parcheggiato, mi accingevo a scendere la scala che, attraverso al bar dello stabilimento ivi presente, conduce alla battigia.
Prima che potessi accedere alla spiaggia, due addetti all'ingresso dello stabilimento mi hanno fermato, pretendendo che pagassi il biglietto di ingresso del costo di 5 euro a persona.
Non avendo intenzione di usufruire dei servizi rivolti ai clienti dello stabilimento, ho prontamente informato costoro che non era mia intenzione fermarmi sulla spiaggia, ma di volermi semplicemente dirigere alla battigia per fare un bagno in mare, come previsto dalla suddetta legge.

Nonostante il mio chiaro riferimento alla legge, i due addetti non hanno voluto accogliere la mia richiesta e, facendo riferimento alla concessione che dà loro diritto di gestire lo stabilimento, hanno preteso il pagamento della quota.

Ultimo aggiornamento Martedì 27 Luglio 2010 21:49
 
soldi buttati in mare PDF Stampa E-mail
Scritto da Simona Simonetti   
Domenica 01 Agosto 2010 21:28
 Il Comune di Finale spende 1.106.650 € di corrente elettrica – senza contare gli eventi speciali, le notti bianche, i concerti.
Spende quindi 100 euro ad abitante per l' ordinaria amministrazione.
E' una cifra molto alta.

Andando più nello specifico, un terzo di questa spesa serve per far funzionare l' acquedotto comunale. Circa 295.000. Questo perchè una politica poco accurata non ha mai pianificato una buona gestione dell' acquedotto.

L' Acquedotto finalese disperde oltre il 60% dell’acqua, inoltre richiede l' uso costante di pompe molto potenti perchè non dispone di vasce in quota che possano da sole garantire la pressione dell' acqua. Sprechiamo energia elettrica e acqua senza pianificare dei lavori pubblici che ci consentano di ridurre le perdite di acqua e limitare l' uso delle pompe ( e di conseguenza le spese di energia elettrica).
Uno dei primi articoli apparsi su questo sito era proprio la proposta di un diverso sistema di distribuzione dell’acqua basato su un sistema di vasche, che permetterebbe di pompare solo l’acqua veramente distribuita, smettendo finalmente di estrarre acqua dalle falde per poi scaricarla in mare. Il minor funzionamento delle pompe determinerebbe un notevolissimo risparmio nel consumo di energia elettrica. Risparmio che può essere stimato a regime, in oltre 100.000€/anno.

Ultimo aggiornamento Martedì 24 Agosto 2010 12:16
 
Ponte sul PORA PDF Stampa E-mail
Scritto da Simona Simonetti   
Domenica 25 Luglio 2010 19:58

20- 30 anni fa ha iniziato a crescere la zona industriale di Finale. Al posto di terra coltivata sono sorti molti capannoni. La zona è cresciuta sulla strada per Calice, unica strada di accesso per l' autostrada era il ponte sul Fiume Pora. Una strada assolutamente inadeguata. Come testimonia la foto a lato.

Capisco quindi la necessità di risolvere questa situazione. Non ritengo però che le indicazioni scelte da questa amministrazione per la soluzione del problema siano corrette.
La volontà di salvare il campo sportivo viola a tutti i costi mi sembra assolutamente sproporzionata dal momento che si tratta di un campo adibito per metà anno a parcheggio. 1

Ancora più incomprensibile se si considera che per non sacrificare il campo viola si sacrificherà una parte del palazzetto dello Sport.

La scelta di preservare il campo viola unita alla decisione di potersi allacciare all' ennesima strada ha portato ad individuare come zona ideale per l' innesto del ponte quella descritta nel progetto che comporta una rotonda di innesto posta a 22 metri di altezza.

Una scelta che potrebbe avere un brutto impatto paesaggistico su una zona di pregio come finalborgo. Davvero era così complicato spostare un campo sportivo completamente brullo, magari creandone una in una di quelle fraziani dimenticate come Finalpia o varigotti?

1 Giovanni Ferrari (25.03.2010) Le indicazioni che erano state date dagli uffici e anche dall’Amministrazione era quello di creare un ponte che salvaguardasse quanto più possibile le aree sportive esistenti e questa struttura dove è stato disegnato salvaguardia per il intero il campo viola e per intero l’altra area sportiva esistente, del borgo sport così chiamato.

Ultimo aggiornamento Domenica 25 Luglio 2010 20:17
 
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